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Caratteristiche del marmo e cenni storici

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Questi articoli sono tratti da www.wikipedia.it

 

Cos'e' il marmo

Il marmo è una roccia metamorfica composta prevalentemente di carbonato di calcio.  

È impiegato sin dall'antichità come materiale per la scultura e per l'architettura. In questo senso il termine viene utilizzato per indicare anche altre pietre "lucidabili", ossia le cui superfici possano essere rese lucide attraverso la levigatura.

 

Caratteristiche geologiche e chimiche

Il marmo si forma attraverso un processo metamorfico da rocce sedimentarie, quali il calcare o la Dolomia, che provoca una completa ricristallizzazione del carbonato di calcio di cui sono in prevalenza composte e danno luogo ad un mosaico di cristalli di calcite o di dolomite (minerale). L' azione combinata della temperatura e la pressione, durante la trasformazione della roccia sedimentaria in marmo, porta alla progressiva obliterazione delle strutture e tessiture originariamente presenti nella roccia, con la conseguente distruzione di qualsiasi fossile, stratificazione o altra struttura sedimentaria presenti nella roccia originaria.

Il colore del marmo dipende dalla presenza di impurità minerali (argilla, limo, sabbia, ossidi di ferro, noduli di selce), esistenti in granuli o in strati all'interno della roccia sedimentaria originaria. Nel corso del processo metamorfico tali impurità vengono spostate e ricristallizzate a causa della pressione e del calore. I marmi bianchi sono esito della metamorfizzazione di rocce calcaree prive di impurità.

 

Il marmo nella storia

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Il basso indice di rifrazione della calcite, che permette alla luce di "penetrare" nella superficie della pietra prima di essere riflessa, dà a questo materiale (e soprattutto ai marmi bianchi) una speciale luminosità, che lo ha reso particolarmente apprezzato per la scultura. Si ricordi, a titolo di esempio, che l'artista e scultore Michelangelo Buonarroti prediligeva il marmo bianco di Carrara per le sue opere.

Il vocabolo deriva dal greco marmaros, con il significato di "pietra splendente".

 

Uso industriale del marmo

I marmi non colorati sono una fonte di carbonato di calcio puro, che viene utilizzata in un'ampia varietà di industrie. La polvere di marmo è un componente di coloranti e vernici, di dentifrici e di materie plastiche. Viene utilizzata anche nell'industria cartaria dove ha soppiantato il caolino.

 

Tipologie delle cave

La classificazione prevede come parametro le caratteristiche del territorio che ospita la cava, dando vita a due tipologie predominanti, cave di pianura e di monte. Si definiscono cave di pianura quelle in cui tutte le lavorazioni vengono effettuate ad una quota inferiore al livello di campagna. Questa caratteristica implica un problema dovuto alle eventuali acque sotterranee che, infiltrandosi al di sotto della falda freatica, rendono umidi i cantieri; diventano quindi necessarie centrali di pompaggio e sistemi di canali per il loro allontanamento, rimedio decisamente costoso.

Le cave aperte a quote collinari o montagnose si definiscono cave di monte e anche queste comportano un problema, la difficoltà del loro raggiungimento infatti richiede la costruzione di strade spesso lunghe e costose a causa del territorio generalmente accidentato. Capita che il costo elevato di tale opera non sia sostenibile da una singola attività di estrazione, si rende quindi necessario organizzare la cava come un bacino di estrazione dove accederanno più imprese. In alcune realtà dove l’economia dovuta all’estrazione del marmo è molto importante, come ad esempio nella provincia di Massa Carrara, le spese dovute alla costruzione di strade d’accesso alle cave vengono finanziate dalla pubblica amministrazione.

 
Le lastre di marmo

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Il marmo, dopo l'estrazione dalle cave per mezzo di seghe ""diamantate"", oppure utilizzando la tecnologia dell'acqua pressurizzata, può essere lavorato a forma di lastre piane. Queste variano da uno spessore minimo di 1 cm, fino ad uno spessore massimo di circa 30 cm: lastre con spessore inferiore al centimetro risulterebbero eccessivamente fragili, scarsamente resistenti a sforzi di flessione e taglio, mentre spessori superiori consentono alla lastra di marmo di superare le fasi di lavorazione e trasporto evitando fessurazioni o rotture del materiale.

Una lastra con spessore superiore a trenta centimetri prende il nome di "massello".

Le lastre di marmo vengono impiegate come finitura, ad esempio per rivestire pavimentazioni e talvolta pareti.

Trattandosi di un materiale poroso tende ad assorbire sostanze oleose, ecco perché talvolta viene sottoposto a trattamenti protettivi specifici.

Il costo di una lastra di marmo varia a seconda del pregio del marmo, della provenienza e del tipo di lavorazione adottata, oltre che, ovviamente delle dimensioni geometriche.

 

Marmo lastronato

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Per marmo lastronato si intende una lastra di marmo "povero" completamente placcata (rivestita) con lastre (spesse circa 5 millimetri) di uno o più marmi pregiati. I marmi lastronati venivano utilizzati, ad esempio, come piani per i mobili per alte committenze. Con questa tecnica i marmisti di un tempo ottenevano piani in marmo pregiatissimi risparmiando notevolmente sull'impiego di marmi notoriamente costosissimi.

 

Il Marmo di Carrara

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Una volta riquadrati, i blocchi dovevano scendere a valle fra colate di detriti marmorei chiamati "ravaneti". Storicamente la discesa dei blocchi lungo i ripidi pendi rocciosi delle cave ha rappresentato un'impresa non priva di rischi e di problemi tecnici, ed è stata portata avanti con metodi via via più evoluti mano a mano che le condizioni economiche e sociali della regione si evolvevano. Il primo rudimentale metodo di trasporto si chiamava "abbrivio" e consisteva nel fare rotolare il masso giù dalle pendici, senza alcun controllo, fino a farlo fermare su un letto di detriti più fini. Il procedimento, ampiamente praticato nei tempi antichi, era tanto pericoloso che fu vietato per legge quando si affermò il metodo della "lizzatura" .

La lizzatura è un metodo tradizionale di trasporto del marmo su slitta, ancora praticato nei primi decenni del XX secolo. Fondamentalmente il blocco di marmo veniva saldamente fissato ad una slitta di legno trattenuta a monte da un sistema di funi scorrevoli. La slitta veniva gradualmente abbassata lungo il pendio da una squadra di uomini che allentava le funi e controllava il percorso della slitta. Alla lizzatura partecipavano dodici uomini: era un lavoro di squadra molto rischioso. Davanti alla slitta si poneva il capo lizza, in genere l'operaio più esperto della squadra, con il delicato compito di controllare che la discesa procedesse per il meglio. Il capo lizza disponeva i "parati" sul terreno davanti alla lizza, e dava il segnale ai mollatori di allentare o stringere i cavi al momento giusto. I "parati" erano robuste assi di legno di ciliegio, insaponate dal più giovane della compagnia, che erano aggiunte anteriormente al carico mano mano che questo procedeva nella discesa, consentendogli di scivolare senza incontrare ostacoli. Un'altra figura molto importante nella "lizza" era il "mollatore", chiamato anche "l’uomo del piro", che aveva il compito di allentare lentamente le corde che trattenevano verso l'alto il blocco, in modo che il carico scendesse lentamente e senza prendere velocità. La lizzatura era una delle fasi più rischiose dell’intero ciclo produttivo: se il carico si liberava dalle corde, e prendeva velocità, era frequente che travolgesse uno o più uomini della squadra, con gravi conseguenze. Il lavoro della lizzatura finiva nel momento in cui il carico arrivava al "poggio", che era il luogo dove i blocchi di marmo venivano liberati dalle corde e caricati sui carri trainati dai buoi che avevano il compito di trasportare il marmo ai laboratori, alle segherie o al vicino Porto di Marina di Carrara.

A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo si affermò il trasporto del marmo su rotaia, grazie alla costruzione di un apposito tracciato ferroviario poco dopo l'Unità d'Italia. La Ferrovia Marmifera fu adibita per quasi un secolo al trasporto del marmo in concorrenza con la tradizionale lizzatura, i convogli di carri trainati da buoi e i primi tentativi di trasporto su strada con trattrici e su gomma. Costruita fra il 1876 e il 1890 la ferrovia collegava i principali centri di stoccaggio dei blocchi dei tre bacini marmiferi carraresi - Torano, Miseglia e Colonnata - con le segherie in pianura, il porto di Marina di Carrara e la rete ferroviaria nazionale. La costruzione del tracciato rappresentò una impresa ingegneristica considerevole dati i mezzi dell’epoca: si dovevano superare 450m di dislivello per una lunghezza totale di 22km con una pendenza massima del 6 per cento, attraversando un gran numero di ponti e ferrovie.

La "marmifera" operò a lungo in sostituzione della rete stradale, ma la costruzione di sempre più numerose strade di arroccamento e la conseguente concorrenza con i moderni mezzi di trasporto su gomma la rese antieconomica. Dopo un breve travaglio la ferrovia cessò la sua attività nel 1964 e il suo tracciato venne in gran parte smantellato. Alcuni tratti vennero trasformati in strade.

Il trasporto dei marmi su strada iniziò ad affermarsi approssimativamente a partire dal 1920, con l'ampliamento e l'ammodernamento delle strade dirette verso i bacini di estrazione. I primi mezzi di traporto meccanizzati furono "trattrici" a combustione interna, tradizionalmente chiamati "ciabattone". A partire dal dopoguerra il trasporto su gomma divenne predominate, soprattutto con l'introduzione dei "DEUZ", camion di fabbricazione tedesca. Attualmente tutto il marmo escavato dalle cave viene trasportato su gomma fino al porto di Marina di Carrara o smistato ad altre destinazioni.

 

Destinazione del marmo estratto dalle cave

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Gran parte del marmo estratto viene mantenuto allo stato di blocco non lavorato e inviato direttamente al porto di Marina di Carrara che gestisce tutt'oggi la maggior parte delle spedizioni, soprattutto all'estero. Quasi tutto il resto del marmo estratto viene invece ridotto in lastre di diverso spessore e poi lucidato a fornire materia prima per pannelli, ornamenti, scale, e altri accessori in marmo. Per effettuare le operazioni di segagione e lucidatura sono in attività nella Provincia di Massa Carrara e di Verona oltre un centinaio di segherie le quali, per attrezzatura e per il grado di specializzazione raggiunto, lavorano marmi e graniti provenienti da tutto il mondo.

In ogni segheria di granito funzionano particolari telai dotati di lame d'acciaio intervallate alla distanza corrispondente allo spessore richiesto dalle lastre. Ad ogni telaio è impresso un movimento orizzontale ed un continuo abbassamento, mentre le lame - che non hanno denti - servono soltanto a premere nelle fessure l'acqua e la sabbia silicea che servono per l'azione abrasiva e approfondiscono il taglio.

Una frazione del marmo estratto dalle cave viene lavorata nei laboratori di scultura di Carrara, Massa, Pietrasanta e zone limitrofe. Gli addetti a tale lavoro si dividono tra scalpellini, modellatori, scultori e ornatisti. A Carrara ha sede un "Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato del Marmo", che è in grado di conferire una qualificazione specifica ai lavoratori di questo settore.

 

Storia del marmo nell'età antica

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Il marmo è stato ampiamente utilizzato sin dall'antichità come materiale per la scultura e per l'architettura. Il basso indice di rifrazione della calcite, di cui è principalmente composto, permette alla luce di "penetrare" nella superficie della pietra prima di essere riflessa, e conferisce a questo materiale (e soprattutto ai marmi bianchi) una speciale luminosità,

Il termine "marmo" deriva dal greco marmaros, con il significato di "pietra splendente", e serviva ad indicare qualsiasi pietra "lucidabile", ossia la cui superficie poteva essere fatta diventare lucida mediante levigatura. Negli studi archeologici e storico-artistici vengono quindi compresi tra i "marmi" anche altre rocce che non sono tali dal punto di vista geologico e chimico, quali i graniti e porfidi, le dioriti, i basalti, gli alabastri, o i calcari di particolare durezza.

 

Il marmo nella preistoria e protostoria

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La realizzazione dei primi oggetti in marmo risale all'epoca neolitica ("età della pietra levigata"): nelle Cicladi, dove il marmo è particolarmente abbondante (soprattutto nelle isole di Paros e Naxos), sono presenti prima piccoli idoli e quindi sculture più grandi, datate a partire dalla fine del IV e nel III millennio a.C. ((3200-2000 a.C.), caratteristiche della produzione artistica della civiltà cicladica.

Alcune varietà di marmi originari del Peloponneso ("porfido verde antico" e "marmo rosso antico") vennero utilizzate nell'ambito della civiltà minoica.

Nell'Egitto antico, a partire dall'epoca predinastica, diverse varietà di graniti, dioriti, basalti e alabastri vennero lavorate per la realizzazione di vasi rituali. A partire dalla II dinastia inizia l'impiego della sienite, una roccia granitica che venne utilizzata per il rivestimento delle piramidi di Chefren e di Micerino.

 

Il marmo botticino

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Il marmo botticino è una tipologia di marmo di colore beige estratto nelle cave di Botticino, in provincia di Brescia. Il bacino esiste da duemila anni, quando questo marmo venne utilizzato dai romani per costruzioni nell'antica Brixia (foro romano). Ad oggi il bacino di Brescia è il secondo bacino per importanza nell'escavazione di pietre ornamentali d'Italia, dopo il bacino di Carrara. Da qualche anno esiste un marchio registrato che identifica il materiale proveniente dalla zona classica.

Estratto da "http://it.wikipedia.org/wiki/Marmo_botticino"
 

L'Onice

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L'onice è una varietà di calcedonio, ossia quarzo in masse compatte microcristalline, di colore opaco o semi-opaco, uniforme, che copre le tonalità rosso-bruno e l'intera gamma di grigi fino al nero. Se si presenta in forma massiva e stratificata prende il nome di selce, un materiale molto utilizzato dall'uomo nella preistoria e nell'antichità per la preparazione di oggetti affilati e monili.

Come tutte le varietà di quarzo è molto duro (da 6 a 7 nella scala di Mohs).

Si forma principalmente in ambiente filoniano-idrotermale di bassa temperatura e metamorfico, oppure, secondariamente, per via della durezza del quarzo, in rocce sedimentarie detritiche.


I marmi greci

 

La Grecia antica era ricca di cave di marmo, con numerose varietà pregiate di marmi bianchi (pentelico, tasio, nassio, pario).

L'uso del marmo fu pertanto largamente diffuso sin dalle origini della scultura greca e nell'architettura di epoca classica, a partire soprattutto dai monumenti e templi dell'Acropoli di Atene del V secolo a.C. (il Partenone fu costruito interamente in blocchi di marmo pentelico).


Marmo giallo antico

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Il cosiddetto marmo giallo antico è una varietà di marmo utilizzata dai Romani. Il nome moderno corrisponde in latino al "marmor numidicum (ossia "marmo della Numidia).

Veniva estratto in cave situate presso la città antica di "Simitthus", attuale villaggio di Chemtou, in Tunisia.

Si tratta di un marmo di colore giallo uniforme, che varia dal giallo intenso a tinte più chiare, quasi bianche, con venature giallo scuro, o rossicce, o brune, e clasti angolosi di varie dimensioni e colori vari (varie tonalità di giallo, rosso rosato, bruno).

Dal punto di vista petrografico è un calcare cristallino (sparite), compattato da un accentuata diagenesi.

A partire dalla seconda metà II secolo a.C. era utilizzato dai re numidi. Plinio il Giovane, nella sua Naturalis Historia (XXXVI, 49) ne attribuisce l'introduzione a Roma da parte di Marco Emilio Lepido nel 78 a.C., che ne utilizzò dei blocchi per le soglie della sua casa. Svetonio (Vita Iulii, 85) riporta che Cesare fece realizzare in questo marmo una colonna onoraria nel Foro romano; Augusto lo utilizzò per le colonne del peristilio della sua casa sul Palatino insieme al marmo portasanta e al marmo pavonazzetto e ne fece inoltre largo utilizzo nel suo Foro.

Le cave divennero ben presto di proprietà imperiale e questa varietà di marmo venne largamente utilizzata per fusti di colonna e rivestimenti parietali e pavimentali negli edifici pubblici delle città più vicine alla costa del Mar Mediterraneo, e in particolare venne esportato nella penisola italiana. Era inoltre utilizzato per statue di barbari o di bestie selvagge, in relazione alla sua provenienza. Nel III secolo le cave andarono probabilmente esaurendosi e il giallo antico fu progressivamente soppiantato da brecce gialle di altra provenienza e di minor pregio. Risulta menzionato nell'Editto dei prezzi di Diocleziano, agli inizi del IV secolo, dove se ne stabilisce il prezzo piuttosto alto.


I marmi romani

Per influenza della cultura greca, il marmo venne considerato nella Roma antica un materiale particolarmente pregiato e man mano che nuovi territori venivano conquistati ne iniziarono a Roma le importazioni. Gli alti costi dovuti al trasporto da cave spesso lontane dal luogo di impiego lo resero inizialmente un materiale di lusso, il cui utilizzo per i monumenti pubblici, o per le ricche decorazioni delle superfici interne delle dimore private.

In epoca repubblicana i primi templi costruiti interamente in marmo bianco (II secolo a.C.: tempio di Ercole Vincitore nel Foro Boario, tempio di ) utilizzavano marmi importati dalle cave greche, accompagnati probabilmente da maestranze in grado di eseguirne la lavorazione (la Grecia era divenuta provincia romana nel 146 a.C.) e nelle intenzioni dei committenti, dovevano impressionare il "pubblico" con l'uso massiccio di un materiale tanto costoso e culturalmente significativo.

Contemporaneamente iniziò l'importazione di alcune varietà di marmi colorati (tra i più diffusi il "giallo antico", il "africano", il "pavonazzetto", il "cipollino"), che vennero utilizzati, prima in frammenti inseriti in tessiture a mosaico, e poi in grandi lastre, per i rivestimenti parietali e pavimentali degli interni delle ricche dimore patrizie.

Sempre nel corso del II secolo a.C. iniziò lo sfruttamento delle cave di Luni (marmo lunense, oggi "marmo di Carrara"), che rappresentava un sostituto di buona qualità e più economico (per i minori costi di trasporto) dei marmi bianchi importati dalla Grecia.

 

 

 
Pavimentazione in lastre di marmo giallo antico e pavonazzetto nell'esedra del Foro di Traiano a Roma

 

Con l'epoca augustea, vennero importate altre varietà di marmi ("rosso antico", "cipollino"). Dopo la conquista dell'Egitto (31 a.C.) iniziò l'importazione anche delle pietre egiziane, le cui cave passarono dalla proprietà regia dei sovrani tolemaici, alla proprietà imperiale, e che pertanto furono utilizzati solo nei più importanti monumenti pubblici voluti dall'imperatore (porfido rosso, vari tipi di graniti, basanite, vari tipi di alabastri).

Le cave dei marmi più importanti divennero progressivamente tutte di proprietà imperiale e una accurata organizzazione della lavorazione e dell'approvvigionamento verso Roma, permise una capillare diffusione dell'uso delle principali varietà in tutte le città dell'impero romano. La proprietà imperiale delle cave assicurava la disponibilità dei materiali necessari nei grandi programmi di edilizia pubblica, mentre il surplus veniva rivenduto per l'uso privato. Si diffusero in particolare le lastre per il rivestimento delle pareti interne e dei pavimenti, e i fusti di colonna in diversi marmi colorati, che arricchivano gli spazi interni dei monumenti pubblici e delle case più ricche.

Cave di altre varietà rimasero di proprietà privata ed ebbero una diffusione più limitata, a carattere regionale, ovvero per elementi decorativi o di arredo di minori dimensioni dove le condizioni delle cave e delle vene da cui si estraeva il materiale non consentissero di cavare grandi blocchi: alcuni di questi marmi furono particolarmente ricercati per la loro rarità. I marmi colorati furono utilizzati anche per le sculture con "tema esotico" (per esempio di barbari prigionieri) o in relazione al soggetto rappresentato.

L'utilizzo delle diverse varietà dipendeva dal costo di trasporto (data la difficoltà dei trasporti via terra per pesi consistenti, la lontananza dal mare e/o la mancanza di un corso d'acqua navigabile poteva rendere proibitivi i costi, almeno per l'utilizzo privato), dalla possibilità di estrarre quantità consistenti di blocchi di grandi dimensioni, dai cambiamenti nelle modalità di estrazione.

A partire dalla fine del II secolo d.C. anche in Italia il marmo lunense venne progressivamente soppiantato dal marmo proconnesio, un marmo bianco proveniente dalla piccola isola di Proconneso, nel mar di Marmara, favorita dalla vicinanza delle cave al mare, per cui i blocchi estratti potevano essere direttamente caricati sulle navi per il trasporto. L'abbondanza di vene sfruttabili anche per grandi elementi e l'organizzazione del lavoro nelle cave, che producevano manufatti semirifiniti o del tutto completi (dai capitelli, ai fusti di colonna, ai sarcofagi) permetteva di contenere ulteriormente i costi e favorì la diffusione di questo marmo nei secoli successivi (fu il marmo utilizzato per la costruzione di Costantinopoli).

Marmi colorati antichi

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Marmi colorati nella pavimentazione dell'insula di Giasone Magno a Cirene (Libia)

Elenco delle varietà (litotipi) di marmi (pietre lucidabili) utilizzati nell'antichità e in particolare durante l'impero romano.

Marmi egiziani

bullet Basanite o "pietra bekhen" (lapis basanites). Esiste in due varianti: una siltite (a grana fine) e una grovacca (a grana leggermente più grossolana): entrambe sono di origine metamorfica, di colore scuro uniforme (dal grigio scuro al grigio-verde). Le cave sono sulle pareti rocciose sui due lati del Uadi Hammamat, nel deserto orientale egiziano.
bullet Granito del Foro (marmor claudianum). Si tratta di una gneiss tonalitica, di origine metamorfica. Le cave, molto ampie, si trovano sul Gebel Fatira (Mons Claudianus), nel deserto orientale egiziano. Una variante con grana più fine proviene da luoghi estrattivi siti a poca distanza (Uadi Umm Huyut). Prende il nome dai numerosi fusti di colonna utilizzati nel Foro di Traiano a Roma.
bullet Granito rosso o sienite o "granito di Assuan" (lapis thebaicus, lapis pyrrhopoecilus). Si tratta di un granito di origine magmatica. Le cave si trovano a Shellal, a nord di Assuan (antica Siene), nell'alto Egitto.

 

 
Statue dei Tetrarchi in porfido rosso antico, presso la Basilica di San Marco a Venezia

 

bullet Porfido rosso, o "porfido rosso antico" (lapis porphyrites). Si tratta di una roccia andesitica, con presenza di ematite e piemontite, di origine magmatica. Le cave si trovano sul Gebel Dokhan (nome antico: Mons Porphyrites o Mons Igneus), un massiccio montuoso situato ad ovest di Hurghada, nel deserto orientale egiziano.
bulletAlabastro cotognino o "alabastro egiziano" (lapis alabastrites). Si tratta di un alabastro calcareo di origine sedimentaria. Abbondante e ampiamente diffuso già in epoca pre-romana, se ne conoscono nove siti di estrazione, soprattutto presso la città di Hatnub. Si presenta in una variante bianco lattea opaca, a grana fine, e in una che varia dal beigegiallastro al bruno, a grana variabile e di aspetto fibroso, spesso stratificate in livelli di vario spessore.
bulletBreccia corallina ombrata o "breccia gialla e rossa egiziana" (forse knekites lithos). Si tratta di una breccia calcarea, con clasti di colore bianco giallastro immersi in un cemento rossastro per la presenza di ematite. Utilizzata nell'Egitto predinastico e rara in epoca romana. Non si conoscono le cave di estrazione.
bulletBreccia verde d'Egitto o "breccia verde antica" (hecatontalithos). Si tratta di un conglomerato puddingoide su fondo verde (ma ne esiste anche una variante a fondo rosso), di origine metamorfica. Le cave sono due siti estrattivi nell'ambito del distretto estrattivo della basanite.
bulletGranito bianco e nero (marmor tiberianum). Si tratta di una quarzo-diorite di origine magmatica. Le cave delle due varietà conosciute ("granito bianco e nero di Santa Prassede", con colore più scuro, e "granito bianco e nero del Cairo", con colore più chiaro) si trovano presso il Uadi Barud, a circa 10 km a sud-est delle cave del granito del Foro, e sono di piccole dimensioni.


 
 
La colonna della flagellazione di Santa Prassede, da cui prende il nome il granito della Colonna
bullettrovano presso il Uadi Umm Shegilat, nel deserto orientale egiziano, non lontano da quelle del porfido rosso. Presenta grandi cristalli neri allungati, prevalenti sul fondo bianco, a volte con sfumature rosate. Prende il nome da un trapezoforo (sostegno per tavolo) conservato nella cappella di San Zenone della chiesa di Santa Prassede a Roma, dove era ritenuto essere la colonna alla quale era stato legato Gesù Cristo nella flagellazione.
bulletGranito nero di Siene, o "granito nero egiziano", o, impropriamente, "diorite egiziana" (lapis thebaicus). Si tratta di una grano-diorite di origine magmatica. Le cave si trovano presso quelle del granito rosso, a sud di Assuan.
bulletGranito del Uadi Umm Fawakhir. Si tratta di una grano-diorite di origine magmatica. Le cave si trovano nel Uadi el-Sid, presso le cave di basanite. Si presenta con macchie rosate, nere e bianche, a grana variabile.
bulletGranito verde forito di bigio. Si tratta di una quarzo-diorite di origine magmatica. Le cave si trovano nel Uadi Umm Balad, sulle pendici occidentali del Gebel Dokhan, presso le cave di porfido rosso. Presenta una grana fine ed omogenea e un colore verdastro, con zone tendenti al grigiastro o al brunastro.
bulletGranito verde plasmato. Si tratta di un gabbro di origine magmatica. Le cave, suddivise in diversi luoghi estrattivi, si trovano presso il Uadi Maghrabya. Si presenta in varie tonalità di verde e di grana variabile.
bulletGranito verde della sedia di San Lorenzo e granito verde della sedia di San Pietro, o "ofite" (lapis ophytes). Si tratta di un metagabbro di origine metamorfica. Le cave delle due varietà (distinte dalla grana più o meno fine), si trovano presso il Uadi Umm Wikala e il Uadi Semna, in un complesso di alture in antico chiamato Mons Ophyates, nel deserto orientale egiziano. Le due varietà prendono il nome dai tondi sui dossali dei troni episcopali cosmateschi delle basiliche di San Lorenzo fuori le mura e di San Pietro a Roma.
bulletPorfido serpentino nero. Si tratta di una trachi-andesite di origine magmatica. Le cave si trovano presso quelle del porfido rosso, sul Uadi Umm Towat, alle pendici sud-occidentali del Gebel Dokhan.
bulletPorfido verde egiziano (nome antico lapis hieracites). Variante con fondo verde scuro del porfido rosso, proveniente dalle medesime cave.
bulletSerpentina moschinata o "marmo verde ranocchia" (forse identificabile con il lapis batrachites). Si tratta di una serpentinite di origine metamorfica. Le cave si trovano presso il Uadi Atallah, non lontano dal distretto estrattivo della basanite.

Marmi africani

bullet Marmo giallo antico (marmor numidicum). Si tratta di un calcare cristallino (sparite). Le cave si trovano presso la città antica di Simitthus, oggi villaggio di Chemtou, in Tunisia.

 
 
Statua di Dace in marmo bigio morato, nel cortile del Palazzo dei Conservatori (Musei Capitolini)

 

bulletcon tonalità nera intensa e grana finissima. Le cave si trovavano nella località di Ain el Ksir, non lontane da quelle del marmo giallo antico. Esistono anche altre varianti di "marmo nero antico" di altre provenienze".
bulletAlabastro a pecorella. Si tratta di un alabastro travertinoso, con limotite ed ematite, e si presenta in due principali varianti: quella più comune con strati variamente ondulati di colore rosso cupo o giallo ocra, alternati a strati rosati (che a seconda del taglio si presenta a fasce o a macchie zonate e irregolari). Una seconda variante detta "alabastro a pecorella minuto" di colore rosso chiaro puntiforme su fondo biancastro che possono dare a seconda del taglio l'impressione di un vello di pecora. Le cave si trovano nella località di Ain Tekbalet, presso la città di Orano, in Algeria.

Marmi dell'Asia Minore

bulletGranito violetto o "granito troadense" (marmor troadense). Si tratta di una quarzo-monzonite, con porfiroblasti (cristalli) di feldspato potassico e presenta un colore grigio chiaro, con cristalli bianchi o viola chiaro e piccole inclusioni nere; esiste anche una varietà con grana più fine e cristalli meno evidenti. Le cave si trovano sui fianchi del Cigri Dag, presso l'antica città di Neandria.
bulletGranito grigio misio. Si tratta di una grano-diorite anfibolica, con cristalli di orneblenda nera, e si presenta di colore grigio, con grana fine e uniforme. Le cave sono presso la città antica di Perperene, non lontana da Pergamo.


 

IL Marmo cipollino

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Fusto liscio di colonna in marmo cipollino, conservato presso la Basilica di Massenzio nel Foro Romano, a Roma.

 

 

Il marmo cipollino è una varietà di marmo utilizzata dai Romani. Il nome moderno corrisponde in latino al "marmor carystium (ossia "marmo di Karystos).

Veniva estratto in numerose cave situate sulla costa sud-occidentale dell'isola di Eubea, in Grecia, tra le attuali città di Styra e Karystos. Alcune di queste cave antiche conservano fronti di estrazione lunghi oltre 100 m.

Si tratta di un marmo con fondo bianco-verdastro, percorso da fitte nervature ondulate di colore verde, tendente al bluastro e percorso da spessi strati di mica. Il colore del fondo e delle venature tende a scurirsi a seconda della collocazione geografica della cava di origine da sud verso nord.

Dal punto di vista petrografico è una roccia metamorfica, marmo cristallino saccaroide (cristalli tra i 0,2 e i 0,6 mm), con venature colorate dall'epidoto e dalla clorite.

Utilizzato già dei Greci, fu importato a Roma a partire dal I secolo a.C.. Plinio il Vecchio, nella sua Naturalis Historia, racconta che colonne di questo marmo ornavano a Roma la casa del cavaliere Claudio Mamurra, che era stato ingegnere di Cesare in Gallia. Le cave divennero quindi di proprietà imperiale e il marmo cipollino si diffuse in tutte le città dell'impero. L'estrazione e l'utilizzo continuarono ampiamente ancora nel V secolo, in età bizantina.

Fu impiegato soprattutto per fusti di colonna, anche di grandi dimensioni e prevalentemente lisci (un esempio sono le colonne del pronao del tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano a Roma). Si conoscono anche sculture, come la figura del coccodrillo, che decorava lo specchio d'acqua del "Canopo" di Villa Adriana a Tivoli e venne realizzata in questo materiale per imitare il naturale colore delle scaglie dell'animale.

Cave di varietà di marmi di apparenza simile esistono anche nella penisola iberica (cave di Anasol), sulle Alpi Apuane, nella Grecia nord-orientale e in Serbia



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